domenica 16 luglio 2017

Metodo e processi per lavorare nel sociale - Animazione Sociale e CSV Bergamo



Lunedì 10 luglio 

UN METODO CHE RICERCA NELLA REALTÀ IL SENSO DELLA POSSIBILITÀ


Introduzione - Francesco D'Angella (vicedirettore Animazione Sociale)

La questione del metodo nel lavoro e nell’impegno sociale Antonio Porretta (direttore CSV Bergamo) 
Aver cura del mondo, reimmaginare il futuro Elena Pulcini (filosofa Università di Firenze)
Il circolo virtuoso della conoscenza-azione Franco Floris (direttore Animazione Sociale) 
Dallo scompiglio del mondo al ripartire Anilda Ibrahimi (scrittrice e giornalista)

Ricomposizione - Francesco D'Angella 

Martedì 11 luglio 

APRIRE PROSPETTIVE PERSPICACI DI AZIONE NELLA REALTÀ

Questo caso non è di mia competenza Claudia Marabini (psicosociologa Studio APS)
La nostra organizzazione è stanca Michele Marmo (formatore, presidente AssociAnimazione)
Questi ragazzi fanno solo quello che gli piace: Andrea Marchesi (consulente pedagogista e formatore)
Agire è sempre interagire Sergio Manghi (sociologo Università di Parma) 


Mercoledì 12 luglio 

APPRENDERE DALLE AZIONI PER FARNE ESPERIENZA

La realtà ci parla, impariamo ad ascoltarla Franca Olivetti Manoukian (psicosociologa Studio APS
Di chi è il malessere di questi giovani che si fanno del male? Ennio Ripamonti  (formatore consulente Metodi)  
Sono i problemi a dirci che non basta il sapere professionale Valter Tarchini (formatore consulente) 
Non è successo niente di eclatante  Barbara Di Tommaso (formatrice consulente) 

Ricomposizione - Franca Manoukian 

Ricomposizione Francesco D'Angella  

Giovedì 13 luglio 

INTRAPRENDERE E ORGANIZZARE IN SITUAZIONE

Disporsi all'ascolto dei luoghi - Michelina Borsari (coordinatrice Festival filosofia Modena Carpi Sassuolo)
Bene, adesso mettete via tutto Ivana Paganotto (insegnante scuola secondaria di primo grado)
Piazza, comunità, connessioni.  Simone Lucido (ricercatore Next-Nuove energie)
Come intraprendere in contesti chiusiClaudia Ponti (coordinatrice Csv Bergamo) 

Venerdì 14 luglio 

IL SENTIRE ETICO COME SGUARDO CONOSCITIVO
Il coraggio di pensare Francesca Rigotti (filosofa Università di Lugano)
Il senso etico del limite per sentirsi parte del mondo Telmo Pievani (epistemologo Università di Padova)
L’esercizio della responsabilità nella costruzione dei beni comuni Laura Boella (filosofa Università di Milano)

La Summer School di Animazione Sociale. 

Nota: 
Quelli che seguono sono miei appunti, presi in diretta e poi sistemati e non rivisti dai relatori. 
In ogni caso, fossero anche precisi al millesimo (e non lo sono) diverso è leggere un intervento, diverso è vivere un'esperienza formativa, in un luogo, con altri. 
Li condivido perchè contengono molti spunti interessanti. Perchè intrecciano molte esperienze che conosco e molte riflessioni che so in corso. E perchè penso che leggerli possa far venire voglia di cercare gli autori, approfondire o vivere momenti simili. Possa far venire voglia di momenti di riflessività, non da soli. 

(i titoli dei post sono frasi mie estrapolate e non corrispondono ai titoli ufficiali degli interventi. Non ci sono appunti di Andrea Marchesi che mi è saltato il file). 

24. Stare eretti - Laura Boella

Abbiamo ancora addosso l’ombra delle grandi catastrofi storico-politiche. Del totalitarismo. 
Siamo anche in un'epoca in cui dobbiamo restituire dignità alla capacità di agire, proprio perché è diffusa  la sensazione di impotenza. 

Dobbiamo re-imparare a mettere in rapporto gli avvenimenti storici politici, il progresso, la conoscenza e la vita vissuta. E’ un problema di interazione tra tutte le nostre capacità sia cognitive che emotive. 

Il tema della responsabilità è uno di temi più fecondi nella riflessione etica contemporanea. L’esito di questa riflessione ha avuto contributi importanti. Oggi noi sappiamo di essere tutti titolari di una responsabilità originaria, precedente a qualsiasi decisione o scelta. Una responsabilità che deriva dall’incontro con l’altro, dall’impossibilità di non rispondere al suo appello. Levinas. 

Siamo anche stati messi di fronte alla unicità e insostituibilità dell’io che deve farsene carico. Anche se noi, invece di sentirci soggetti autonomi, ci riconosciamo soggetti in relazione, legati agli altri, direttamente interpellati dagli altri. Ci riconosciamo immersi in un campo di forze sottratte al nostro controllo diretto. Forze determinate anche dalle dimensioni etniche e culturali.
Nella nostra identità entrano molti elementi che hanno anche poco a vedere con le nostre scelte. 

Tutto questo potrebbe espropriarci da qualsiasi intervento sulla realtà. 

Parlare di responsabilità ci conduce al fatto che noi ci siamo, che siamo fatti di processi sottratti al nostro controllo, di appartenenze non scelte e non volute, ma in ogni caso rispondiamo. Quindi ci facciamo carico della fragilità di esseri altri che hanno bisogno di cura, ci facciamo carico della sopravvivenza del mondo e dell’aria. E’ noto che questo tipo di responsabilità è praticamente illimitata, siamo responsabili di popolazioni e persone il cui volto non vedremo mai. Questo tipo di responsabilità può essere un carico molto pesante e sfuggente. Questo può provocare fatalismo  e senso di impotenza. Ricoeur dice che la proliferazione degli usi del termine responsabilità è tale da renderlo un fardello. Hanna Arendt scrive che quando tutti sono responsabili nessuno più è responsabile.

Noi abbiamo la responsabilità di capire come essere presenti al proprio tempo. 

Una fetta di pensiero del 900 è fatta di pensatori eretici. Il modello di una responsabilità che propongono è legato alla presenza al proprio tempo, potrebbe essere chiamato coraggio di esserci. Non l’eroe in battaglia che sconfigge il nemico. Ma la maestra di scuola.  
La responsabilità come presenza al proprio tempo propone un rapporto completamente diverso tra gli accadimenti storici e politici e la scienza e la vita vissuta. Noi oggi sappiamo che la globalizzazione ci passa sulla testa, la finanza mondiale vive negli uffici di non so dove, tutto scorre e fluisce in rete, il singolo dove sta? Come facciamo esperienza di tutto questo? La presenza al proprio tempo è un modello alternativo di esserci. 

Posture e movimenti corporei incarnati in un singolo che non nega la sua appartenenza

Mettersi al centro della contraddizione che oggi esiste, tra comportamenti individuali e processi macro e processi psichici. 




Immagine dell'avvocato che abbraccia l’attivista del partito della alleanza socialista popolare, ferita a morte da un proiettile di gomma sparato da poliziottoo in protesta pacifica. Al Cairo. La marcia dei fiori. Lei è in piedi, sanguinante. L’uomo che la abbraccia è in ginocchio,  sta cercando di portarla in salvo. il poliziotto è a pochi metri. Il resoconto ufficiale dice che ha sparato accidentalmente.  

E' una scena moderna di compassione. Recentissima variazione del tema del buon samaritano. Nell’iconografia il buon samaritano si china sul corpo steso, ferito dai predoni. Qui si piega in ginocchio per tenere in piedi diritta la vittima. Lei è ferita gravemente, sanguina, ma sta in piedi. Sostenuta da lui, in ginocchio. Cosa avviene in questo abbraccio? Va oltre il nesso attività di soccorso, passività, sofferenza. 

Significa che la storia di lui e la storia di lei non vengono contratte nel punto in cui vita e morte, patimento e compassione si incontrano. Ma la loro storia ci viene suggerita, con un significato più ampio. 
Nel loro abbraccio si legano due vite, due forze. Non solo la condotta individuale di aiuo. La lotta, la commemorazione, il rischio assunto in prima persona. 

Lei non aveva voluto scappare. Aveva solo paura per il figlio di 6 anni. Chi chiese aiuto alla polizia fu arrestato. Non ci parla solo d aiuto ma di toccarsi con la violenza di un giovane poliziotto, preterintenzionale. E’ la foto di una contraddizione. L’individuoo in relazione, che risponde all’altro, secondo il modello della compassione. Immersi in potere, guerra, politica che negano il prendersi cura dell’altro. 

Gazi park - 2013. Il regime voleva distruggere un parco per fare un centro commerciale.


Non è una scena di compassione. E’ un ritratto, che trovo per nulla convenzionale, di uno dei canoni dell'etica classica: la rettitudine. Incedere nella postura eretta. E' caratteristica della specie umana. C’è chi ha attaccato violentemente la fonte dell’etica della rettitudine, io sono in disaccordo. La rettitudine dal punto di vista etico vuol dire stare dritti, stare eretti. E' vero che la rettitudine dipende da se questo stare diritti è solo un precetto autoritario, perbenista, o se è qualcosa di diverso. Ma l'ampiezza dello stare eretti non è limitata. C’è una lingua, il ceco, che al verbo stare eretti aggiunge anche il senso di prendere le parti e di stare accanto.  

Questa ragazza sta in piedi, ferma, sotto l’idrante. Le storie raccontano che va in un bar, si asciuga, torna fuori e si ribecca l’idrante che la bagna completamente. Lei è stata ferma. non è scappata. E’ normale scappare di fronte all’idrante. Ma la ragazza con il vestito rosso resta in piedi, sotto il getto dell’idrante. La postura eretta è fondamentale per l’essere umano. Manifesta tutto il suo carattere liberatrio. Non è solo un gesto solo eroico individualistico. Io non leggo esibizionismo in questo stare ferma diritta. E’ quello che un grande filosofo che ebbe esperienze politiche importanti, nel momento in cui dalla DDR si trasferisce in repubblica federale, scrive un libro dedicato alla postura dell’incedere eretti. Che è difesa dei diritti soggettivi, libertà di pensiero, di espressione, di movimento. 
La postura dello stare in piedi ed incedere eretti è emblema del non voler essere trattati come cani. 

Stare fermo e diritto. L’istinto di fuga è umano. Stare fermi vuol dire anche non agitarsi. Oggi siamo in abitudine di toglierci immediatamente dalle situazioni imbarazzanti e difficili. Invece sto fermo. non cedo alla paura, non sfuggo all'imbarazzo. 
C’è un incrocio tra propria singolarità e ciò che accade. Tra la propria storia e la Storia. 
La polizia, l’idrante, il vestito rosso e il fallimento della rivoluzione. 

Viviamo nelle contraddizioni. Queste non dovrebbero essere qualcosa che ci schiaccia, ma qualcosa che ci parla. 

Si potrebbe dire, quante immagini sono state virali come queste, ma poi sono state sostituite. 
In rete ci sono entusiasmi ed emozioni istantanee che poi svaniscono. 
Vero, ma questo non legittima la loro riduzione a mera realtà virtuale. Non tutto ciò che gira online è virtuale. 
Qui si tratta di documenti. che ci chiedono uno sforzo di attenzione. Se ciò che ispirano è solo compassione da lontano, lo sappiamo, la compassione remota è un'emozione che ha un picco. Ed una durata limitata. 
Sappiamo che è facile la compassione da lontano. Ma questi sono documenti. Ci dicono cosa sta accadendo. Sta a noi guardarli con questa attenzione. 

Nella realtà non è in questione l’antitesi altruismo-egoismo. C’è una esperienza in prima persna. C’è un esserci lì, in quel luogo preciso, in una piazza. ma può esser altro luogo. in presenza, con il corpo e con la mente. E in quel punto c'è un punto di incrocio, che è un punto di contatto con il potere, con la violenza, con la distruttività. E' in quel punto di incrocio che si può riscrivere l’agire. 

Siamo invitati a riscoprire l’eccezionalità e l’urgenza nella nostra normalità. La nostra normalità ci pone tutti i giorni di fronte situazioni impreviste. Non ci ammazzano, non ci mettono in prigione, non ci minacciano il lager. Ma sono quotidiane le situazioni in cui la sicurezza del nostro ruolo e del nostro sapere oscilla. E’ stato molto difficile integrare nella mia vita, ma soprattutto ponendomi il problema di comunicarlo ai miei nipoti, l’attentato a Manchester. Ad un bambino come si fa a comunicare in modo non disastroso e non terrificante ciò che è accaduto?  Una improvvisa crisi finanziaria. Un repentino mutamento della scena politica. Sono tutti avvenimenti che scuotono le nostre certezze. Queste minimi spostamenti, spesso imprevisti e imprevedibili rispetto al nostro ruolo e alle nostre professioni ed attività, creano l'eccezionalità e l'urgenza che io formulo; ci pongono nel centro di una contraddizione.  

Oguno di noi sta al centro di una contraddizione e di disparità tra forze impersonali e la propria limitata esperienza intellettuale ed esistenziale. In questa posizione uno può pensare di essere completamente schiacciato. Molti pensano di poter sopravvivere confinandosi entro il proprio orto, ben munito da forti barriere protettive. Barriere derivanti dal reddito, dal gruppo, dal ruolo e dalle complicità con chi detiene il potere. Ma c'è un'altra possibilità. La possibilità  di avere il coraggio di riconoscere di essere il bersaglio. Di ammettere che quelle forze non passano sopra la testa, ma dentro di noi. 

Parlare solo di finanza globale, organismi internazionali, sistema, è come dire di  non poterci farci nulla. ISono tutte modalità de-responsabilizzanti. Noi dobbiamo ammettere che queste forze sono puntate, come il fucile preterintenzionalele, come l’idrante, contro di noi. Fanno parte a pieno titolo della nostra esperienza vissuta. Determinano i movimenti del nostro corpo. Se scappare, se chiuderci in casa, se evitare rischi e pericoli o se andre in piazza. 

Prendere parola, parlare in una assemblea, in un organo, in un consiglio di facoltà, in uno staff. Fare ciò che si pensa giusto anche se si è minoranza della minoranza. Stare eretti in situazione. 

Siamo abituati a pensare come se il web fosse un mondo altro. Come se il bullismo nel web non avesse connessioni nel mondo reale. Il web non è un mondo altro. Il mio insulto sul web è come l'insulto per strada. Non ha un altro statuto, un'altra consistenza. 
Il web è annodato nella nostra vita quotidiana. Non è altrove. Chi ha il coraggio di ammettere questo ha il coraggio di riconoscere la possibilità di esserci. Esserci è esercitare, con la sola propria esistenza. con la sola presenza corporea, con la sola postura, una forza di contrasto. Una forza che non lascia vuoto. Una forza che riempie il divario tra il singolo e il mondo. Siamo tutti preoccupati e inquietati per questo vuoto tra le nostre vite e il mondo. Esserci è un modo per non lasciare il vuoto. 

La responsabilità è drammatica perchè implica un rovesciamento della passività naturale. Un rovesciamento di tutti quegli elementi non governabili, non scelti, non voluti. Che vanno dal neurobiologico alle appartenenze etniche e culturali. La presenza al proprio tempo implica il viversi non come un elemento della massa degli utenti dei social network. Non come uno della migliaia di acquirenti. Neppure come pura vittima della burocrazia europea. Esserci vuol dire viversi come colui o colei le cui emozioni sono attraversate da questi processi. Restando in piedi. 

Restare eretti è già, di per sé, una libertà incarnata. Già un modo di stare al mondo. 
Una libertà incarnata in un soggetto che sa di essere al centro della contraddizione. 
Che ammette di essere esposto all’urto con qualcosa che potrebbe schiacciarlo. 
Un soggetto che non si farà irretire dalla promessa di condivisione e di comunità di destino che i media propongono legandola all'idea della partecipazione alle emozioni collettive.

Restare eretti è comunque interrompere le sequenze causali.
La scelta è sempre del singolo.
Non sottrarsi cambia le regole. Anche per gli altri.
Permette di passare da spettatore a protagonista.

Per restare eretti oggi è essenziale credere un po' meno alla infinità e alla immaterialità della rete.
I flussi della rete devono materializzarsi da qualche parte.
La rete non è il puro flusso di qualcosa di inafferrabile.
La rete passa da luoghi ed oggetti fisici. Ed ha ricadute reali.  

23. Senso del limite e beni comuni - Telmo Pievani

Adesso faccio un esercizio di impertinenza. Doppia. 
Perchè io sono lontano da ciò che fate.
Perchè voi potreste domandavi: cosa ne possiamo dire noi?

Raramente faccio previsioni. 
Ma quello che sto dicendo non sono previsioni. Sono già realtà, solo che non ne parliamo ancora.
Tra 2-3 anni arriveranno questi temi da Inghilterra, Cina, Usa. Nascerà un dibattito emotivo, ansiogeno. 
Sarebbe bello discuterne prima e riflettere sull’impatto sociale che questa novità hanno e di come possiamo condividere la riflessione dal punto di vista sociale.

Nuove tecnologie all’orizzonte.
Quali categorie filosofico applicare?
Che modello di società?

Io faccio una proposta radicale: Queste tecnologie, che noi già usiamo, in futuro non potranno essere per principio privatizzate. Dovranno essere considerate come l’acqua, come un bene comune. Qui entra in gioco la vostra capacità.

Nel modo di presentare troverete metafore.
Le metafore sono bugiarde, ma significative.
Le metafore usate da politici, da grandi aziende, sono metafore significative. perchè sono la spia di un modo di pensare. Vogliono dare per scontato ciò che scontato non è. Le metafore contengono nodi che sono impliciti. 
La metafora passa. E dentro c’è un modo di pensare. Che non è detto che ci vada bene. Ma che ci arriva. 
Per questo la metafora è efficace, ma può essere fuorviante.

The economist fa una copertina:  Editing dell’umanità.
Editing. Correzione delle bozze.
Tu hai un testo, il testo ha delle parole, concatenate tra loro con una grammatica.
Con l’editing posso correggere un refuso, una parola, una frase, posso cambiare tutta la frase.
Posso fare un copia-incolla. Prendo un testo e lo sostituisco ad un altro. 
Perchè l’economist titola così?


Seek and destroy. 2011.

Serendipity. E' quando ti danno soldi per un obiettivo e durante il percorso trovi altro.
Che non stavi cercando. E’ normale nella scienza.

6 anni fa, dei colleghi biologi stavano studiando, per ragioni mediche, le strategie con cui i batteri si difendono dai virus. E scoprono che i batteri, quando sono attaccati da un virus, ingegnosamente apprendono il dna del virus. Lo smontano, gli fanno l'editing, se lo mettono dentro, in modo che se ne arriva un altro attacco sono già immuni. 
Studiando questi batteri i biologi hanno imparato a fare copia incolla del DNA. 

3 anni fa, due donne capiscono che quella tecnica si può trasferire in tutti gli organismi.
Capiscono che gli enzimi sono capaci di entrare nel dna, tu gli dici dove deve fare il copia in colla e loro lo  fanno dove vuoi.

Questo cosa vuol dire? Vuol dire che i famosi OGM sono diventati preistoria. 
Sono scesi nel dibattito, andranno avanti ancora un po' nell'uso, per inerzia industriale, ma ormai non servono più.
Come funzionava l'OGM? Io prendevo il gene di una specie, lo mettevo in altro gene di un'altra specie. Trans-genico.
Oggi non serve più fare questa cosa, costosimmia. Oggi io posso mirare direttamente al gene e sostituirlo nella parte che non mi piace. Non è più trans-genico. E' geneticamente editati. Non è più OGM è OGE.

Questa pratica è estremamente economica. Costa pochissimo. Il costo è stato abbattuto di 1/100.
Con 120 dollari mi vendono un kit per fare un OGE.
Certo, poi hai bisogno di laboratori, di gente che sappia farlo. Ma il kit costa 120 dollari.
Il che vuol dire che si sta diffondendo velocamente. 

Una tecnologia così poco costosa è ovviamente molto democratica.
Ma in quanto molto democratica è anche molto difficile da controllare da pare delle entità pubbliche. 

Sembra una cosa fantastica. E in effetti è fantastico.
Dal punto di vista medico apre la possibilità di terapia personalizzata, può intervenire su cellule già malate.
Ci sono applicazioni possibili sul tumore. Si possono modificare molti geni per volta.
E' fantastico. 

Si chiama CRISPR.
Da noi non è ancora arrivato. Ma nel vocabolario inglese si parla già di bambini crisp, di crispizzare. 
E' già un affare economico internazionale.

Il 23 febbraio è uscito un articolo.
Il 24 febbraio questo ha avuto influenza sulle azioni.
E’ un fatto assolutamente nuova nel mio campo di studi. Non era mai successo.
Vuol dire che bisogna stare attenti quando si pubblicano gli articoli scientifici.

Quali campi di applicazioni nelle ricerche?
il back up del cervello. 
La de-estinzione dei mammut. 

Ci piace? E’ un pasticcio da vari punti di vista.

Cosa ce ne facciamo di un mammut rieditato?
I soldi sono russi. Putin vuole un grande parco tematico.
Dal punto di vista biologico è un pasticcio.
Non sarà davvero un mammut. Perchè la mamma conta.
Probabilmente i virus oggi non sono quelli per cui è immune.
E poi cosa succede? 
Dal punto di vista della ricerca cosa ci porta? 

E' uscito un articolo "Il mio giro di giostra dopo un anno di CRISPR".
Da parte di un ricercatore. 
L'ondata di aspettative.
La paura di deluderle.
E' già successo, all'inizio degli anni 2000 sembrava che si fosse vicini a certi successi medici. 
Non è successo.
Cosa c’era di sbagliato? La metafora era sbagliata.
Si pensava che il genoma fosse un sacchetto di biglie. Invece è una rete.
Quindi modificando in un punto hai effetti sistemici. 

Noi non abbiamo ancora deciso chi la userà.
Non c’è stato dibattito sociale sufficiente.
Sono brevettabili?

Ci sono rischi paventati dagli scienziati stessi:
  • dove mi fermo nella modifica del genoma?
  • che si possa inerire anche su linea germinale
  • che io possa manipolare qualcosa che non conosco, con effetti imprevisti.
La realtà è più veloce del dibattito bioetico.
Questa tecnica è già stata applicata su embrioni umani e sono stati  corretti geneticamente degli embrioni umani.
La conclusione degli autori stessi dell'esperimento è: abbiamo guarito gli embrioni, ma abbiamo modificato tutto il genoma, con mutazioni fuori target, quindi, ho risolto un problema ma ho avuto effetti complessivi. Non riprovateci.

Sono stati ascoltati? Ovviamente no. Perchè è il paradosso di chi ci prova e dice ad altri di non provarci.
Hanno provato con embrioni sani impiantabili.
Hanno tentato di guarirli. ottenendo molte mutazioni.
L’editor stesso della rivista scientifica che ha pubblicato gli esiti si è sentito in dovere di dire: ho pubblicato qualcosa che in quasi tutti i paesi del mondo non sarebbe eticamente possibile. L'ho fatto perchè se, sapendolo, l'avessi tenuto nascosto, sarebbe stato ancora peggio. Ma attenzione. 

Ci sono applicazioni fantastiche.
Ad esempio si possono modificare le zanzare tigre maschio.
In modo che volta che si accoppiano con le femmine le sterilizzano.

E' fantastico. La malaria è una malattia grave che fa ancora vittime. 
Ma non sappiamo questo che effetti ha nel sistema. 
Non sappiamo poi come questo evolve, cambia. 
Siamo in gado di controllare gli effetti? 

La legislazione attuale non è pronta. 
Non c’è più il transgenico. Ma tra poco ci saranno gli OGE.
Dovremo trattare gli OGE come OGM o diversamente?
Italia e Europa stanno andando verso una via liberale. 
Considerare che OGM ed OGE non sono la stessa cosa.
Per cui non avere a priori preclusioni. 

Ci troviamo di fronte a dual use risorce.
Una tecnologia, frutto della ricerca, con utilizzi positivi straordinari. 
Con cui è possibile fare cose orrende.

Si potrà fare un intervento ecologico. Ci possono essere polverine che mangiano gli inquinanti. 
Biocombustibili. Farmaci realizzati velocemente. Vaccini.

Ma si potrà anche modificare geneticamente i virus. Per renderli più pericolosi. E farne armi,

E' una tecnologia che costa 120 Euro. 
Lo posso fare io, ma lo possono fare anche altrove.
Democratico ma non controllabile.

Quale pensiero responsabile e socialmente condiviso su questi temi?

Ci sono organismi riscritti geneticamente.
E ci sono organismi ricreati  sinteticamente.
E' stato realizzato al computer, inventando un genoma sintetico, prodotto chimicamente, reinserito poi nel nucleo.
E la cellula ha obbedito al nuovo genoma.

Silicio, chimica, biologia.

Uno degli autori ha scritto: Il design della vita.
Per 40 anni noi genetisti abbiamo letto il DNA.
Adesso abbiamo letto tutto. 
Adesso è venuto in momento di riscriverlo. 
Progettazione biologica.

Un giornalista ha commentato, scandalizzata: State giocando a fare Dio!
E lui ha risposto, sprezzante: Chi ha detto che stiamo giocando? 

Quale processo sociale e democratico per prendere decisioni collettive su limiti e potenzialità di queste future biotecnologie?

Fino ad oggi il dibattito si è concentrato su fine vita e inizio vita. 
Adesso invece si apre un campo enorme sul durante.

Obama, come intervento base, ha detto: benissimo. Noi siamo la patria della iniziativa privata. 
Non è vietato. Ma io, come presidente, decido che tutte le ricerche avranno una percentuale di finanziamentoo pubblico. 
Questo implica che ha diritto a controllare tutti ciò che sta succedendo. 
Non risolve. Ma almeno conosce. 

Cosa sceglieremo di fare?
Come decideremo democraticamente?



22. Il coraggio di pensare - Francesca RIgotti

Di solito il coraggio è riferito all’azione e non al pensiero. 
Qui proviamo a declinare il coraggio in dimensione teorica. 

Non lavoro nel sociale, non lo conosco, non teorizzo processi per lavorare nel sociale. 
Sono una teorica e vi propongo un metodo di lavoro coraggioso. 

Vi propongo il metodo analogico, dunque impertinente e anche un po’ incantato. 

C’è chi dice che è un metodo coraggioso perchè minoritario. 
C’è chi dice sia forma di pensiero da donne (e che per questo sia quindi sminuita. 
Tutta la teorizzazione del coraggio nega che il coraggio sia virtù da femmina. 
Virilità e ragione vanno assieme (logos e andreia) vanno lungo una strada assieme. 
Io credo sia una  stupidaggine che il coraggio sia da uomini, 
Io credo sia una stupidaggine che il metodo che vi propongo sia da donne.
Impertinente nel doppio significato. 
Impertinente come non pertinente. Un modo di sottrarsi al dominio. 
Impertinente come un po’ maleducato. Acrobazie del pensiero, mescola le ipotesi. 

Incantato va contro il disincantamento del mondo.
Si propone un nuovo incantamento. 

Gioca con analogie e metafore.
Spostamenti di significato.
Non una linea di pensiero logica.
Non una unica conclusione ed un unico punto di arrivo.

Processi laterali che scartano. 

Le analogie e i paragoni sono un po’ più vere, perchè contengono il “come”. 
Le metafore invece mentono. “Giulietta è il sole”. E’ una bugia. 
Ma questo crea rappresentazioni mentali che vanno oltre il significante/significato.
E questo crea, per noi, per il nostro mondo, una forma di comprensione diversa. 

Non è un metodo problem solving.
E’ una cosa priva di una utilità immediata.
Ma crea una base.
E posso spronare in maniera etica. 

Rispetto ad altri metodi, questo è un metodo tollerante.
Il metodo logico si pone come unico.
Il metodo analogico si pone come uno dei metodi possibili. 

Impegno. Parola non più di moda. 

Recuperare tonalità interiori buttate fuori dalla porta del trionfalismo neo-liberale che impone a tutti di pensare in maniera trionfale e resiliente, predicando che la fortuna non esiste, che ogni piccolo strillone di giornale può diventare Rockefeller, che la disabilità è un vantaggio e tutta quella serie di panzane che leggiamo e ascoltiamo quotidianamente. Coraggio è anche accettare il rimpianto, non per crogiolarvisi, ma per ammettere che esiste, che si può aver sbagliato. 

La società neo-liberali sono orientate al successo, alla vittoria. 
Non è vero che le cose senza rimedio non meritano considerazione. 

Immagini che parlano. Pubblicità, aspetto manipolatorio delle metafore. 
La metafora è probabilmente il potere più fertile posseduto dall’uomo. 
Carofiglio. Breviario di scrittura civile. 

Il metodo analogico è un metodo per ascoltare i segnali che si celano dietro lo smascheramento.
Mi infastidisce l’espressione “fuor di metafora”. Non è che se si esce si dice la verità vera. 
Tutto il dibattito sulla post-verità come parola dell’anno 2016 ha a che fare con questo.
Il fatto per cui i fatti contano meno dell’appello alle emozioni e delle convinzioni personali.
La verità come verità percepita. Come una sorta di termometro. 

Metodo analogico. 
Analogia: è il tentativo di istituire una correlazione tra due cose.
Proporzione: serve per individuare uno dei termini.

Poesia di Renzo Pezzani: A scuola.
Come il mulino odora di farina
E la chiesa d’incenso e cera fine
sa di gesso la scuola
e il buon odor che lascia ogni parola
scritta sulla lavagna.

Sono tutte metafore. Analogie. 
Le analogie servono a risolvere problemi matematici.
Vengono usate nei test attitudinali. 

Washington: 1 = Lincoln : X 
(moneta). 
Perché qui facciamo fatica e negli stati uniti molto rapidamente?
Perché vivono in un contesto in cui ci sono questi elementi.
Hanno in tasca dei soldi. 

Invida : esseri umani = x : ferro
(ruggine)
Antichissima analogia. Descrive l'invidia come passione distruttrice.

La metafora si fonda su questo, togliendo il come. 
E’ condensata. Mente. Non pertiene. 
Viola la logica e il principio di verità.
Le metafore non sono state particolarmente studiate.  
“Superfici ed essenze” L’analogia come cuore pensante del pensiero. 
L’analogia spiegata con una analogia.

Giulietta è il sole. 
Si può dire che si usa il verbo essere non come essere ma come rappresentare.
Film Cleopatra. L’attrice è Cleopatra. Lei rappresenta Cleopatra. 

Kant: La parola analogia non esprime, come generalmente si intende, una somiglianza imperfetta tra due cose ma una somiglianza perfetta tra due rapporti di cose in essa del tutto dissimili.
Modi di conoscere non secondo "ciò che sono in sé" ma secondo "ciò che sono per me".
Rispetto a ciò che mi interessa in questo momento. 
Le cose stanno così per me, anche se non sono così in sé. 
Questo spiega? Fino ad un certo punto. 

E’ un metodo quasi magico, incantato, primitivo.
Come possiamo accontentarci di questo pressapoco?
Possiamo, perché così siamo fatti, così funzioniamo. 

Platone: Sta spiegando perché l’anima è immortale. Si è detto a sufficienza. Adesso vogliamo spiegare cosa è l’anima. Sulla sua idea dobbiamo dire quanto segue. Spiegare cosa sia l’anima sarebbe proprio di una esposizione divina secondo ogni aspetto e lunga. Dire a cosa assomigli è proprio di una esposizione umana e più breve. Si immagini l’anima simile ad una forza costituita per sua natura da una biga alata guidata da un auriga. L’anima è la forza che dirige il corpo. 

Questo modo di spiegare è troppo magico e incantato? 
Questo è un metodo di pensiero impertinente che consente di pensare in parallelo. Tra cose lontane. 
Più sono lontani i termini più funziona. 

Manifesto di stile filosofico tollerante.
Si addice molto bene al nostro mondo, in cui l’immagine sta scavalcando la parola.
Gli strumenti ci stanno facendo uscire da un universo parlato per entrare in un universo di immagini.