giovedì 25 agosto 2016

Sarà un investimento, vedrai...

Tappa tre: da Città di Castello a Pietralunga.
26 km (tagliando con un passaggio la parte in città fatta già ieri), 7 ore e mezza.

C'è la coppia di 70enni di Milano che ha scelto il cammino per festeggiare il 45' di matrimonio. La sera non disdegna una bella tagliata e certe volte accorcia le tappe con un passaggio in macchina.
"Sai, noi abbiamo una certa età, sappiamo cosa è fattibile per noi, coi nostri acciacchi...".

C'è la coppia esperta, di Parma, che ha già fatto Santiago.
"Qui è molto più pesante, non c'è dubbio. Lì è lungo, ma è piano. E il fatto che hai accoglienza ovunque non ti obbliga a forzare le tappe". Dice lui.
"Sei da sola? Hai figli piccoli? Che bella idea! Una cosa così da sola da mamma...sarà un investimento, vedrai! Hai fatto benissimo, te lo dico per esperienza!". Dice lei.

C'è lo slovacco, super tecnico. Che parla poco, viaggia solo e va veloce.

E poi ci sono Francesco e Gisella. Che vanno con calma. Condividono il cibo, stringono le mani, dispensano sorrisi.
"Peccato che le pievi siano tutte chiuse. E peccato le guide suggeriscano tappe così lunghe,  sembra pensato più come un trekking che come un pellegrinaggio.
Ma lo spirito ognuno ce lo mette come vuole". E ci piazza un sorriso.
E poi la Chiesa più grande ce l'abbiamo attorno, sempre aperta, no?

È strana questa comunità in cammino. Ognuno la sua storia, ognuno il suo motivo, ognuno il suo passo. Ma in qualche modo, almeno in parte, stessa direzione.

E probabilmente, pur essendo molto vicini, eravamo gli unici in Italia a non sapere quasi niente del terremoto.

Questa è stata la tappa dell'un passo alla volta. Un obiettivo alla volta. Un monte. Un ristoro. Una possibile tappa. Non ho mai deciso di arrivare fino in fondo. Ho solo deciso, ogni volta, di continuare fino alla possibilità successiva.

Ed è stata la tappa del quasi cammino meditativo. Le salite con in testa i canti di Taizè. Mantra ripetuti all'infinito. Le discese con Forza venite gente. Leggerezza liberatoria.

Questo è il giorno in cui esco stanca, ma contenta e soddisfatta.

mercoledì 24 agosto 2016

Passi lunghi e cadenzati

Seconda tappa: Citerna - Città di Castello. 23km. 6 ore e mezza.
Salita e discesa, per tre volte consecutive.

"Quella che fa lei è la via preferita di Leonardo, lo sapeva?"
Il signore gentile di prima mattina uscendo da Citerna.

Quando sei sulla strada bianca il mondo dei fuori strada si divide nettamente in due: quelli che vanno imperterriti "sono grosso, si sposta lei" e quelli che rallentano, per non riempirti di polvere. 
Poi c'è il vecchietto che ti incrocia in salita, sfodera il sorriso e tira giù il finestrino:
"Vuole un passaggio?"
"No, grazie, continuo a piedi"
"Ogni giorno ne tiro su almeno uno come lei, sa?  Buona giornata!".
Oggi non avevo bisogno del passaggio.
Ma quella offerta mi ha dato energia per la salita.
La Provvidenza è fatta anche di cose così, credo.

Come le more e le mele trovate per strada. Acerbe, ammaccate o cadute. Magari non puoi mangiarle tutte perché metà è marcia. Ma sono buonissime.
Leggere: non le hai portate in spalla!

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

La salita ti toglie il fiato.
La discesa ti spacca i piedi.
I cerotti crescono in numero e dimensione.

Salita, discesa, salita, discesa, salita, discesa. Impari a cambiare ritmo.
Passi lunghi e cadenzati. Diceva don Raf.
Passo dopo passo affini la sensibilità.
Allunga, accorcia, accelera, rallenta.
Impari a sentire il ritmo. E a farti portare.
Poi basta un secondo e ti trovi di nuovo fuori tempo, è come un ballo...

Lento come il movimento
Che se fai distratto
Perdi il tuo momento
Perdi l'attimo.

Città di Castello è bella.
Ma arrivare in città è dispersivo.

Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere,
è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode.

Camminare. Contemplare. Ringraziare.
Per la perfetta letizia c'è bisogno di allenarsi ancora...

lunedì 22 agosto 2016

Risposta non c'è o forse chissà, caduta nel vento sarà...

Tappa 1: Sansepolcro-Citerna
13 km. 4 ore. Tutta pianura, salita solo sul finale.

Sansepolcro.
In cattedrale c'è già tutto.
Crocifissione. Resurrezione. Incredulità.
La fede fragile. Il bisogno di toccare con mano.

Sole.
Gli uomini che lavorano nei campi di tabacco hanno pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe. Tutti, giovani e vecchi, italiani e stranieri.
L'abbigliamento ha anche una utilità pratica, oltre l'estetica e l'ideologia.
Si potrebbe dire che io cammino con il velo. E rimpiango di non aver portato il foulard per coprire meglio il collo.

Donna di Citerna: Ieri era una bella giornata. Oggi c'è vento.
Io: È bello anche oggi. Il vento non dà mica fastidio.
D: Perché non vive qui. Il vento rovina i pensieri, sa? fa diventare pazzi! Ma...dove vive lei?
Io: a Roma.
D: Ah, Roma è bellissima. Ma con quello che succede oggi, vivere in città è da pazzi, meglio il vento.

Il vento impedisce il silenzio.
Suona qualsiasi cosa.
Suona le foglie. Ma anche le orecchie.
In certi tratti il vento ha il rumore di un mare agitato ed irregolare. Ti giri di scatto aspettandoti di vederlo e non c'è.
Starà qui la follia.

Il vento asciuga. E disidrata.
Ho finito 1 litro e mezzo di borraccia.
Ed ogni sorso mi sembrava indispensabile.

In salita mi manca il fiato.
Manca il vento da dentro.
Problema di passo, e di testa, prima che di gambe.
Primo giorno. Ritmo, ancora da trovare.

Primi segnali al piede.
Nell'incertezza ho messo il cerotto sia a me che allo scarpone.

Le donne di Citerna in strada parlano di cinghiali, volpi e lupi. Che rubano galline, azzannano gatti e rovinano raccolti.
E non siamo ancora a Gubbio.

A Messa nella Chiesa del monastero del buon rimedio. Celebra un prete anziano, tremante. Concelebra uno più anziano ancora. Su sedia a rotelle. Che parla a stento tra sé e sé.
"Chiedete una grazia, ora alla consacrazione. Ma fatelo davvero. Mettete sull'altare la vostra richiesta e il vostro impegno. Fatelo davvero. Pensate a qualcosa di specifico, non in generale. Non miracoli di quelli da tutto subito. Qualcosa di importante. Grande o piccolo. Fatelo. Credeteci. Non è per finta".

Suore anziane rispondono a memoria sbagliando i tempi. Suore giovani con la pelle nera suonano i bonghi a sorpresa, sul finale. E sembra bella anche Santa Maria del cammino.

Già... del cammino...

Fuori da Messa non resisto.
"Siete venuti a piedi, vero?"
Ero sicura. I pellegrini si riconoscono, dalla fatica nell'alzarsi e sedersi.
Marito e moglie. Da Prato. 
Facciamo strade diverse. Loro domani vanno verso Monterchi, io Città di Castello.
Hanno scelto la via bassa, limitando al minimo le montagne per doppiare le tappe. Sono allenati ed  hanno fretta di tornare.
Oggi hanno fatto 35 km. Partendo alle 4.30 alla luce delle torce. 8 ore e mezza di cammino più le soste. E stasera sono distrutti.

"Io da sola non la farei". Mi dice lei.
"Guarda che non ce la fai a fare i 30 qui, tu". Mi dice lui.

E in quel momento mi passa la preoccupazione per le prossime tappe troppo lunghe. Da sola è la dimensione giusta. E non è una gara. È un percorso. Voglio camminare verso Assisi. Non battere un record. È un percorso di senso. Non una corsa. E qualche modo di rendere fattibile le tappe lunghe lo troverò.

"Ascolta le gambe, loro ti danno il segnale per prendere il ritmo".

Oggi mi sento fortunata. E sono grata per questo tempo liberato. Grata a tutti quelli che stanno permettendo il mio essere qui

Arezzo mi sembra già così lontana...

Quante le strade che un uomo farà
e quando fermarsi potrà?
Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar
per giungere e per riposar?
Quando tutta la gente del mondo riavrà
per sempre la sua libertà?
Risposta non c'è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.

Quanti bimbi innocenti dovranno morir
e senza sapere il perché?
Quanto giovane sangue versato sarà
finché un'alba nuova verrà?
Risposta non c'è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà...

P.s.Da in giro, da cellulare e senza voglia di perderci troppo tempo. L'impaginazione delle foto non so come viene. La sistemo al rientro. 








In questa epoca di pazzi ci mancavano gli idioti del terrore

Trieste, ore sei del mattino. Ho dormito poco, come sempre prima dei viaggi. L’insonnia alla partenza è perfettamente normale. Sembra di avere la febbre, la mente è bombardata dai dubbi. Ci si chiede: ce la farò? Non sono troppo vecchio per una cosa così? E se dimentico qualcosa di importante? Pioverà? Non farà troppo caldo?
Ripeto: tormentarsi di dubbi all’inizio fa parte del viaggio. Poi basterà un passo fuori casa per spazzare via tutta quella nera nuvolaglia dalla mente. Ormai lo so, mi è successo mille volte. Ora so che il nostro corpo è sempre molto più forte di quanto possiamo immaginare.

Paolo Rumiz

Se lo dice lui. Però è Arezzo. E ci sono da smaltire le ultime 24 ore di viaggio non a piedi. E prima del primo passo ci manca ancora un pullman. E ci vuole un caffè.

Poi San Sepolcro. È un caso, ci volevano troppi giorni per partire da La Verna, ma può avere senso partire dalla tomba.

Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra.

Vangelo di Luca

uh! com'è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore
in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.
Sul ponte sventola bandiera bianca.

La radio del pullman semivuoto manda Battiato.

#apiedi



sabato 20 agosto 2016

M'intrigano le felci, in rovi inciampo



Settimana 5. 
(Non molto) camminare, ma insieme. 
L'incontro con rovi e tafani. 
La capacità di riformulare i piani.

Camminare è un antidoto a questa intossicazione ideologica o religiosa, e lo è "naturalmente". Camminiamo col nostro corpo. Questo semplice fatto ci consegna alla nuda vita, ai suoi elementi e bisogni più elementari: mangiare, bere e dormire, freddo e caldo, stanchezza e riposo, dolore e piacere; dove i nostri sensi sono tutti all'opera con una potenza e un'acutezza prodigiose che normalmente non sperimentiamo.

Camminare, una rivoluzione - Antonio Labbucci

Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo". 

Libro dell'esodo

Sotto cieli spaziali
traverso le radure
m'intrigano le felci
in rovi inciampo
s'apre di spine e cardi la mia pelle...

(Consorzio suonatori indipendenti -  Palpitazione tenue)

Da Cortona.

Giorno 1 chiacchiere di cammini pedalati altrui.


P: Poi il mattino dopo ti svegli che ti tira ogni tendine. Ti fa male ogni muscolo. Ci metti un po' anche solo per alzarti...A: Ma sai che a me quella sensazione piace? Perché in quel momento penso che finalmente sto usando il corpo per quello per cui è stato fatto. E il corpo si riattiva e risponde. Che il corpo non è fatto per stare tutto il giorno seduto davanti al computer. Non è fatto per farsi sempre portare.

Giorno 3. Nel bosco dietro casa.
Con marito, tre bimbi e le scoperte di Tommaso (4 anni) sull'armonia della natura.
"Noi pensiamo che non sanno parlare ed ascoltare. Solo perché non hanno orecchie e bocca. Invece non è così. I muschi parlano il muschiese, i sassi il sassese, i fiori il fiorisse, l'erba l'erbese, gli alberi l'alberino... Tutti parlano. Ognuno la sua lingua. Tutti diversi. Ma tra loro si capiscono. Sempre. Perfettamente".  


Giorno 5. Seguendo la strada basolata romana.
Da Cortona a Sant'Egidio.
Da Sant'Egidio a Sanbuchello.
Passando per Monte Cuculo, Monte Melillo e Portole.