venerdì 17 febbraio 2017

Essere mamma di figli maschi

P: Per fortuna!
Mamma: cosa?
P: riesco ancora a fare le puzzette con le ascelle!
Mamma: è importante?
P (serissimo): molto!

Mi adatto a quasi tutto, non mi scandalizza quasi niente. Ma l'interesse, il divertimento e il gusto dei bambini maschi (grandi e piccoli) per ciò che il corpo fa' e produce resta per me un mistero incomprensibile... 

mercoledì 15 febbraio 2017

Diritto d'asilo

Togliere la possibilità di ricorso in appello per le richieste di asilo mi pare di dubbia sostenibilità e dubbia funzionalità. 
Oltre che, ovviamente, essere una pericolosa messa in discussione dei diritti umani. 

E poi, perché domani, per semplificare tribunali intasati e risparmiare tempo e denari, non si dovrebbe togliere la possibilità di ricorrere in tanti altri campi che ci toccano tutti? 


venerdì 10 febbraio 2017

Il figlio della maestra

P: chissà com’è bravo a scuola D. se sua mamma è maestra!
Mamma: non è detto. E poi non è la sua maestra. È maestra di altri bambini. Non si fa mai di mettere un bambino con sua mamma come maestra…
P: perché?
Mamma: beh, perché è meglio che una fa bene la mamma ed un’altra fa bene la maestra…E poi è noioso avere la mamma anche a scuola, no?
P (serio): perché? Io ti vorrei come maestra. E vorrei pure papà.

Povera terra mia

Lui vince la gara delle cover, facendo sentire nella pancia a tutti come la storia di un migrante italiano aderisca perfettamente addosso a quella di un immigrato in Italia. 
Poi nelle interviste dice: sono un albero con le radici in Albania e le foglie baciate dal sole italiano.
È albanese, è italiano, oggi. 

E oggi questo non fa nemmeno tanto effetto. Pare quasi normale...

giovedì 9 febbraio 2017

La lettera

Eravamo una società costruita sul lavoro.
Il lavoro era il modo per stare nel mondo.

Per mantenersi, ma anche per socializzare. Per rapportarsi. Per sentire di avere un posto ed un senso. Per scandire il passare del tempo: essere piccoli, studiare, per prepararsi al lavoro. 
Iniziare a lavorare, migliorare, imparare, crescere, mettere da parte per dopo.
Invecchiare, lasciare il lavoro, potersi godere il riposo. 

Gli esclusi e gli sfruttati ci sono sempre stati.
Ma c'era un senso complessivo che teneva assieme i momenti e le cose. 

Oggi non si sa più su cosa siamo costruiti.
Oggi il lavoro è il nodo irrisolto. 

Oggi la gente muore perché non trova lavoro. Ma in primo luogo perché non trovando lavoro non trova più senso nel vivere.

A volte solo nel morire (uccidendo o denunciando) trova un senso. Ed attenzione.
A volte muore perché teme di non poter più gestire la rabbia. E muore per non uccidere.
A volte uccide. 

Oppure non uccide, non muore. Ma vive male.
Piena di disagio. Ed il disagio è una tossina che intossica. E le intossicazioni uccidono. Solo in modo più lento. 

Il lavoro era un perno.
Assieme al territorio. 
E ad un senso del tempo. 

Ripartiamo da qui, per uscirne vivi.